Come restaurare una vecchia lampada

Ti è capitato di trovare tra le vecchie cose di tua mamma una lampada in legno malridotta e abbandonata e di pensare che fosse davvero un peccato buttarla via? Oppure stai rinnovando l’ufficio di tuo marito e anziché comprargli una nuova lampada da scrivania preferisci regalargliene una restaurata e dipinta con le tue mani? Allora non perderti d’animo!

Ogni oggetto antico può tornare a nuova vita e diventare un elemento di arredo e perché no anche di design. Decorate and have fun! Ti sembrerà un’impresa ardua e un lavoro lungo, ma con pochi semplici passaggi puoi riportare una vecchia lampada ad una nuova dimensione divertendoti con i colori e con i design per poi conservarla come il migliore dei tuoi oggetti d’arredo o riporla su quella scrivania a cui darebbe un tocco di stile.

In questo articolo ti illustrerò i passaggi per rinnovare una vecchia lampada in legno, restaurandola laddove è danneggiata e dipingendola come un oggetto di design.

PROCURIAMOCI LA NOSTRA LAMAPADA DA RINNOVARE

Forse hai già una vecchia lampada da restaurare, trovata tra vecchie cose o in cantina, hai deciso che è un peccato buttarla via e anche se è sprovvista di paralume, danneggiata e tarlata, senti che puoi tirarne fuori qualcosa di davvero particolare. Oppure desideri cimentarti in quest’impresa di restauro procurandoti un vecchio oggetto per poi renderlo unico con le tue mani e dargli lo stile che desideri? In tal caso dovresti cercare in giro una lampada che con pochi euro puoi trasformare in qualcosa di unico.

Se desideri acquistare una vecchia lampada da restaurare, il miglior modo è cercare dai cosiddetti rigattieri, ovvero quei negozietti ricchi di oggetti antichi un po’ ammassati tra loro. Ti sembrerà di essere capitata in una specie di discarica. Gli oggetti appariranno danneggiati e mal ridotti, e soprattutto pieni di polvere, ma con un occhio attento si possono tirar fuori cose davvero interessanti. Oppure puoi cercare in un negozio di oggetti usati, i cosiddetti mercatini dell’usato di cui le nostre città sono piene. Gli oggetti saranno un po’ più banali e meno interessanti, ma se siamo fortunati possiamo trovare ciò che fa al caso nostro. Infine puoi cercare su internet in uno shop online di oggetti usati. Ce ne sono diversi, te ne elenco alcuni:

Subito.it

Shopify

Marketplace su Facebook

L’applicazione Wallapop

Cerca una lampada in legno. È senz’altro più facile da restaurare e rinnovare di una in metallo. Si presta a diverse possibilità e può essere inserita in tutti gli ambienti con la giusta personalizzazione.

Non importa se la trovi molto danneggiata, se il cavo ti sembra cadere a pezzi e se è piena di buchini del legno. A mio avviso più è lesionata, più il risultato finale ci riempirà di soddisfazione.

Io ho acquistato questa lampada da un rigattiere della mia città e me ne sono subito innamorata. Non appena, osservandola da lontano, mi sono resa conto che si trattava di una lampada elettrica in legno, non ci ho pensato due volte. Confesso che a primo acchito, nel buio del negozietto, e entusiasta dell’acquisto, non ho notato che alla base era piena di buchi dei tarli, ma in realtà quando l’ho notato ne sono stata ancor più contenta. Più lavoro, più impegno, ma anche più soddisfazioni. Riportare a nuova vita un oggetto davvero segnato dal tempo, che ci appare davvero irrecuperabile, ha un valore per me inestimabile in termini di riduzione dello spreco, rispetto per l’ambiente, recupero e riciclo. Così l’ho pagata 30€, ma è stato un bellissimo acquisto.

IL RESTAURO DI UNA LAMPADA IN 5 PASSAGGI

Dopo aver acquistato o preso la nostra lampada, esaminiamola a fondo, analizzando le problematiche e le parti da sistemare. Verifichiamo innanzitutto se ci sono buchi nel legno. In questo caso vuol dire che il nostro oggetto è stato attraversato dai tarli e che va dunque sanificato. Poi verifichiamo la parte elettrica, se il cavo è in buone condizioni e se inserendovi una lampadina funziona correttamente oppure no. In ultimo controlliamo le parti plastiche, se sono sane e se è fornita di paralume o se vogliamo sostituire o dipingere anche quello.

Analizzando la mia lampada, dunque, come suddetto mi sono resa conto che era piena di buchini dei tarli, il cavo era in pessime condizioni, difatti inserendovi una lampadina e premendo l’interruttore è praticamente esplosa, infine il cerchietto in plastica che blocca il paralume era danneggiato e il paralume completamente assente. Insomma un bel lavoraccio, ma non mi sono persa d’animo, anzi questo mi ha motivato ancor di più.

Cominciamo dunque con i passaggi necessari per restaurare la nostra lampada malconcia.

  1. CARTEGGIARE

Per prima cosa carteggiamo la nostra lampada, in modo da eliminare la verniciatura e far uscire allo scoperto tutti i buchi da trattare. Dapprima spolveriamola accuratamente se è stata a lungo in luogo chiuso e polveroso. Poi assicuriamoci di avere tutto il materiale necessario. Procuriamoci dunque la carta abrasiva o carta vetrata. Quest’ultima può avere una grana che va da 200 (grana fine) a 80 (grana grossa). Per una prima carteggiatura consiglio di utilizzare con una carta abrasiva da 80 o 120, dal momento che una carta con grana inferiore a 80 intaccherebbe rapidamente il legno. La carteggiatura effettuata con una carta di grana superiore a 120 renderebbe il legno troppo liscio e la rifinitura o la vernice non si attaccherebbero.

Dopodiché procurarsi anche una mascherina per proteggersi dalla polvere e assicurarsi di effettuare il lavoro in un ambiente aperto. Carteggiate con un movimento regolare, sempre nel verso delle fibre di legno in modo da non rigare la superficie.

Carteggiando la mia lampada ho scoperto che sotto la verniciatura rossa e dorata era in un bel legno bianco e liscio. 😊

  1. APPLICARE L’ANTITARLO

Dopo aver fatto emergere i buchi dalla carteggiatura, osserviamoli con attenzione per capire se il tarlo è ancora all’interno del legno o ha completato il suo ciclo vitale ed è già uscito. Anche se quest’ultima situazione non ci impedirà di effettuare un trattamento antitarlo completo. Solitamente si utilizza la parola “tarlo” per identificare un insetto che mangia il legno. Questo, però, non è totalmente corretto ed è bene fare un po’ di chiarezza sull’argomento.

Gli insetti che si nutrono del legno sono definiti xilofagi (dalle parole greche “xýlon/legno” e “phagèin/mangiare”) e appartengono a vari Ordini tassonomici. Quelli che danneggiano maggiormente il legno in opera fanno parte di due Ordini: i Coleotteri e gli Isotteri.

Andando più nel dettaglio, i Coleotteri che si cibano di legno e che vengono raggruppati sotto il nome comune di “tarli” fanno parte, per lo più, delle famiglie degli Anobidi, dei Cerambicidi e dei Lictidi.

Gli Isotteri, chiamati anche più comunemente “termiti”, si suddividono invece in sei famiglie; quelle presenti in Italia sono soprattutto le famiglie delle Rinotermitidi e delle Kalotermitidi.

Capito questo è importante sapere che gli insetti non sono sempre vivi quando si constata un degrado nel legno, poiché possono essere stati uccisi da un trattamento antitarlo fatto in precedenza oppure essere morti a causa di un diminuito valore nutrizionale del legno.

In alcuni casi si possono notare tracce di danni provocati da insetti che hanno infestato il legno prima della sua messa in opera e che possono completare il loro ciclo vitale nel legno in opera. Questi insetti xilofagi non sono, però, in grado di reinfestarlo. Ne citiamo alcuni tra i più diffusi in Italia:

Xyloterus lineatus e Xyleborus dispar (famiglia degli Scolitidi)

Platypus cilindricus (famiglia dei Platipotidi)

Plagionotus arcuatus, Phymatodes testaceus, Callidium violaceum (famiglia dei Cerambicidi)

Urocerus gigas (famiglia dei Siricidi, appartenente all’Ordine degli Imenotteri)

Fatta questa premessa, esistono diversi indizi che possono farci capire se c’è un’infestazione in atto:

  1. presenza di rosume;
  2. presenza di nuovi fori nel legno;
  3. rumore proveniente dal legno;
  4. presenza di insetti nell’ambiente.

Partiamo dal rosume, che abbiamo detto essere un residuo costituito da fibre di legno ed escrementi. In sostanza, esso è composto da ciò che la larva non assimila durante il suo pasto e di conseguenza espelle e si deposita sulle superfici formando dei piccoli cumuli dall’aspetto farinoso, di colore chiaro. Il rosume chiaro è attribuibile ad un attacco in atto. Il rosume scuro, invece, è legato solitamente a sollecitazioni di tipo meccanico dell’oggetto ligneo. Non sempre, quindi, la presenza di rosume può indicare un attacco in atto. Se hai già fatto un trattamento antitarlo e successivamente trovi del rosume, non significa necessariamente che il trattamento sia stato inefficace.

Tale ragionamento si può applicare anche ai buchi di tarlo: in presenza di fori chiari con un bordo netto si può supporre un attacco attivo, mentre se i fori sono scuri vuol dire che l’insetto ha sfarfallato molto tempo fa.

A volte è possibile avvertire il rumore delle larve dei Cerambicidi quando esse sono più vicine alla superficie del legno e c’è silenzio nell’ambiente; la maggior parte delle volte, però, esse si trovano più in profondità ed è molto difficile udirli.

Un altro caso in cui è possibile udire la presenza di questi insetti è nel caso di attacco da parte di Xestobium rufovilossum (“Orologio della morte”), il quale emette un suono cadenzato durante il periodo della maturità sessuale.

 Infine per capire se c’è un attacco in atto è possibile notare la presenza di insetti del legno nell’ambiente (casa, ufficio, ecc.). Nella maggior parte dei casi i tarli sfarfallano in primavera-estate, ma siccome vivono per un periodo di tempo molto limitato non è molto facile notarli in giro

Osservando la mia lampada dunque, ho notato che i fori erano scuri e precisi e non era presente rosume né sull’oggetto né sul pavimento scuotendolo, tuttavia ho effettuato comunque il trattamento completo.

Dopo aver acquistato il prodotto, con una siringa inseriamolo in ogni forellino per distruggere eventuali presenze di tarli.

Dopodiché spennelliamo il prodotto su tutta la superficie da trattare.

Infine inseriamo la lampada in una busta e chiudiamola lasciando una sorta di camera d’aria.

La confezione indica che è sufficiente aspettare 48-72 ore. Io ho atteso tre, quattro giorni prima di liberare la mia lampada.

  1. STUCCARE LA SUPERFICIE

Dopo aver effettuato il trattamento, occupiamoci dunque di riempire tutti i forellini con lo stucco. Esistono diversi tipi di stucco in commercio. Lo stucco classico richiede un’accurata diluizione con l’acqua prima di essere applicato. Esiste tuttavia uno stucco già pronto che è possibile applicare direttamente con l’aiuto di una spatola. Procuriamoci dunque il prodotto, una spatola in metallo e dei guanti.

Con la spatola raccogliamo lo stucco dal barattolo e riempiamo accuratamente ogni buco applicandolo abbondantemente per poi rimuovere lo stucco in eccesso trascinando la spatola in maniera perpendicolare alla superficie. Potrebbe essere necessario ripetere l’operazione più volte per riempire completamente tutti i forellini. Applichiamo lo stucco anche su eventuali parti danneggiate o buchi di altro genere.

Lasciamo asciugare per almeno 6 ore, ma è consigliabile riprendere il nostro lavoro il giorno successivo per un’asciugatura più approfondita.

Una volta asciutto noteremo che lo stucco si è schiarito e risulta asciutto al tatto. A questo punto è il momento di carteggiare nuovamente la parte trattata per rifinire. Procuriamoci una carta abrasiva a grana fine, anche 120 può andar bene, e carteggiamo accuratamente la parte stuccata. Se notiamo che qualche forellino è ancora aperto può essere necessario applicare nuovamente lo stucco per poi carteggiare ancora il giorno seguente.

Si tratta di un’operazione delicata che fa effettuata con molta cura e precisione per garantirci un risultato ottimale.

  1. APPLICHIAMO IL PRIMER O UNA VERNICE PER IL LEGNO

Una volta che lo stucco è asciutto e il risultato ci sembra sufficientemente rifinito, è ora di applicare il cosiddetto Primer che ci permetterà in seguito di verniciare e dipingere la nostra lampada. Essendo il legno un materiale molto poroso, assorbirebbe facilmente il colore della vernice rendendone difficoltosa la stesura. È perciò necessario applicare prima su tutta la superficie il Primer per il legno su cui il colore attecchirebbe più facilmente.

In alternativa è possibile applicare una vernice ad acqua per il legno con una finitura lucida già di facile stesura su cui potrai successivamente applicare direttamente il colore. Ti sembrerà inizialmente che la stesura non sia ottimale e scarsamente rifinita, ma non perderti d’animo! È sufficiente una prima stesura su tutta la superficie per essere già pronti ad applicare poi il colore. Lasciamo asciugare 24 ore e tutto ci sembrerà più facile.

  1. DIPINGIAMO LA NOSTRA LAMPADA

Finalmente abbiamo preparato il nostro pezzo pronto a diventare un oggetto di design. Adesso viene la parte più divertente, ovvero sceglierne colori e trame e dipingerlo.

Se abbiamo già idea di dove posizionarla, osserviamo l’ambiente per decidere come dipingerla. Prediligiamo colori particolari ed estrosi se vogliamo creare un pezzo davvero unico, altrimenti è possibile disegnarvi sopra trame e motivi.

Per la mia lampada ho scelto di utilizzare i colori acrilici, riprendendo un motivo a me molto caro, ispirato ad un’azienda americana la Mac Kenzie Childs. Ho scelto di utilizzare il bianco e il nero per strisce e scacchiere, abbinati al rosso scarlatto, al rosso vermiglio e al color oro. Questa volta, inoltre, per renderlo un oggetto realmente particolare o voluto abbinare anche un colore pastello completamente in contrasto con gli altri, un verde chiaro.

Per dipingere la nostra lampada possiamo utilizzare diverse tecniche e diversi colori. È possibile utilizzare la vernice a gesso per creare delle sfumature, ma trattandosi di un oggetto di piccole dimensioni gli acrilici possono essere utili per creare tuttavia motivi che richiedono un’applicazione attenta e precisa.

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